Rubrica Musicale: by Luca ‘Lukagee’ Giampetruzzi

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Decadance è l’iniziativa editoriale ideata nel 2001 da Giosuè Impellizzeri e Luca Giampetruzzi, finalizzata all’analisi e studio della musica dance/elettronica e della DJ culture degli anni Novanta. La collana consta di tre volumi che affrontano minuziosamente innumerevoli aspetti della tematica: Decadance (edito nel 2008), Decadance Appendix (edito nel 2012) e Decadance Extra (edito nel 2015). Non siamo riusciti a resistere al richiamo di chiudere il cerchio col terzo volume dedicato alla dance/elettronica e la DJ culture degli anni Novanta. Non è stato facile scovare nuove tematiche affrontabili, sembrava che con Decadance (del 2008) e Decadance Appendix (del 2012) fosse già stato detto tutto ciò che si poteva dire, e invece rieccoci qui, con un altro libro con cui vorremmo stupire ancora. I Novanta sono stati anni memorabili sotto molti punti di vista, e per la musica Dance (intesa in tutte le sue forme ed espressioni stilistiche) probabilmente i migliori e i più ricchi di fervida creatività, animata da nuovi strumenti, da un mercato ricettivo, da numeri che generavano vivi entusiasmi. Erano gli anni in cui si campionava di tutto e da tutto, gli anni in cui si allestivano studi di registrazione di fortuna nelle camerette, nelle cantine e nei garage, gli anni in cui si inventavano nuove traiettorie sonore, gli anni in cui la figura del DJ iniziava ad essere osannata da folle sempre più consistenti. Da semplice “mettidischi” chiuso in cabina, il disc jockey diventava una sorta di santone, di messia, di sciamano, e cominciava a creare un binomio col ruolo di produttore. In Decadance Extra abbiamo (ri)acceso i riflettori su molti personaggi di quella decade, alcuni noti, altri un po’ meno, che con le loro preziose testimonianze ci hanno aiutato a far chiarezza ed aggiungere ulteriori dettagli ad un “quadro” che diventa sempre più ricco di particolari. Molto ricca è la gallery delle interviste che conta sulla presenza, tra gli altri, di Babayaga, Christian Hornbostel, David ‘Love’ Calò, Gaetano Parisio, Gianni Maselli (era tra coloro che presero parte alla Parade Dee Jay il 21 marzo 1986 alla Ca’ del Liscio di Ravenna, immortalata proprio recentemente in una clip che ha fatto il giro del mondo, una sorta di Boiler Room ante litteram), Ivan Iacobucci, Lello B., Leo Mas, DJ Rocca, Mario Più, Tony H e Vincenzo Viceversa, ed altrettanto corposo è il reportage con cui abbiamo raccolto i pareri di alcuni tra i più noti imprenditori discografici italiani (Mauro Farina, Roberto Zanetti, Giovanni Natale, Massimo Gabutti, Claudio Ridolfi, Emilio Lanotte, Pippo Landro, Gianfranco Bortolotti, Umberto Damiani, Stefano Secchi, Roberto Turatti) chiamati in causa per evidenziare sia i punti forti che resero l’italodance imbattibile per un certo periodo, sia i punti deboli che hanno infiacchito e penalizzato la produzione nostrana nell’epoca della globalizzazione. Per comprendere a fondo gli anni Novanta col loro bagaglio musicale e culturale, però, è necessario capire anche da cosa tutto ciò fu innescato e cosa quel fermento in seguito ha generato. Per tale motivo abbiamo sentito l’esigenza di allargare l’indagine abbracciando alcune tematiche sia degli anni Settanta ed Ottanta (Mandré, Jacques Fred Petrus, Cerrone) sia del nuovo millennio (calo vendite causato dalla pirateria, stasi creativa, revivalismo sterile ed ossessivo). Gli anni Novanta erano pure quelli dei negozi di dischi, perciò abbiamo dedicato un’intera sezione a chi vendeva plastica circolare a DJ, aspiranti tali e semplici appassionati. Ben ventitré le interviste realizzate da Nord a Sud dell’Italia sia in negozi noti (Al Bazaar Di Pippo, Deejay Choice, Dee Jay Mix, Disco D’Oro, Disco Inn, Disco Mastelloni, Diskotic Records, Goody Music, Metropolis, Mixopiù, giusto per citarne alcuni), sia in quelli che rappresentavano i punti di ritrovo per il digging vinyl più alternativo (Crash, Ice Age, KZ Sound, Mandragora Dischi, Zero Gravity). Ad emergere sono numeri che lasciano riflettere su quanto fosse radicalmente diverso l’approccio alla musica prima della digitalizzazione che ha ridotto, quasi sino ad annullare del tutto, il desiderio di possedere la musica stessa. La musica in quegli anni era incisa su supporto fisico, vinile in primis, e con le copertine creava un combo indissolubile. Per questa ragione abbiamo intervistato alcuni dei designer grafici (Maurizio Cargnelli, Oscar Baroncini, Patrizio Squeglia, Tiberio Faedi) che si occupavano di dare colore ed immagine ai brani che si ballavano in discoteca. In ambito radiofonico, personalità di spicco resta quella di Albertino, che abbiamo incontrato in un gelido pomeriggio di inizio febbraio in Via Massena per ripercorrere le tappe più significative del DeeJay Time, icona dello scenario italiano dei tempi. L’intervista è coronata da una dettagliata gallery che riassume fotograficamente gli anni Novanta dello speaker dance più seguito nell’etere italiano (non solo compilation ma pure tanti gadget diventati feticci per i fan). A completamento, Decadance Extra racchiude una parte dedicata ai sample ed una a citazioni fatte da personaggi celebri che potrebbero aprire innumerevoli dibattiti. Anche la copertina non è lasciata al caso: realizzata dal disegnatore Alessandro ‘Gripa’ Cominelli, ritrae un fantasioso oggetto nato dall’ibridazione tra la cassetta e il giradischi, i due formati-simbolo degli anni Novanta, che abbiamo chiamato DAT (Decadance Audio Tape), parodia del vecchio DAT (Digital Audio Tape). Tantissimo il materiale che abbiamo raccolto ed elaborato per completare nel migliore dei modi un’indagine che non immaginavamo poter mai essere così vasta ed impegnativa quando la iniziammo, seduti al tavolo di un bar nell’estate del 2001. È possibile acquistare Decadance Extra esclusivamente via internet. Per info scrivi a decadancebook@libero.it

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