Photographer
Massimiliano Franco – Instagram/massimilianoo_75
Italy – Roma

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Reportage: 190 YEN – ONE DAY INTO TOKYO’s STATION
A guardarlo da vicino il Giappone appare ancora più misterioso e imperscrutabile di quello che sembra dall’Occidente. Il mistero di una cultura millenaria che tiene il passo con le più sofisticate tecnologie, la simbologia linguistica e il misticismo religioso avvolgono questo lembo di terra in una coltre spessa ma allo stesso tempo sottile di indescrivibile fascino dal sapore aspro ma accogliente. Quando decisi di partire per fotografare il Giappone, era il 2009, non avevo assolutamente idea che questo posto mi sarebbe entrato nel cuore. Oggi mentre scrivo ho ancora mille domande che mi affollano i ricordi e mi arrendo al pensiero di stabilire un confine tra quello che è presente, proiettato prepotentemente al futuro e quello che è stato il passato, ma che è costantemente presente.

Decine sono i progetti fotografici che ho già realizzato per raccontare questa meravigliosa terra ma altrettanti ne ho in testa e che proverò a realizzare nei miei prossimi viaggi. Ed eccomi qua a raccontarne uno …..
“190 Yen – One day into Tokyo’s Station”. Tokyo è un grande organismo. E le enormi stazioni dei treni e della metropolitana sono le sue sinapsi; le persone, le folle che si muovono al suo interno sono gli impulsi elettrici che le danno vita. Sottoterra, in superficie, in aria sui binari sopraelevati scorre la vita. Una vita che scorre in maniera perfettamente ordinata e soprattutto perfettamente silenziosa.Se un giorno deciderai di visitare il Giappone non potrai fare a meno di salire su una metropolitana e allora ti accorgerai che ogni vagone rappresenta, nel suo piccolo, una porzione di spaccato di società giapponese, con le sue dinamiche e la sua discutibile magia, con una storia, un dramma, una bugia, una scintilla, un sogno, ciascuno con la propria piccola avventura da vivere. Gente che dorme in piedi * (un abilità unica dei giapponesi), altri assorti nel guardare il cellulare o nella lettura di romanzi o fumetti per lo più erotici. Pochi parlano, sembrano timidi, sguardo che a volte fissa il vuoto come ipnotizzati da qualcosa di invisibile. Come in tutte le grandi città in questi “non luoghi” si è assieme a tantissime altre persone, ma anche irrimediabilmente soli.

In questo gigantesco organismo la voglia di essere accettati, in una società dove la competizione è forte, porta la gente a vivere per il lavoro. Ogni persona con la propria storia crea intorno a sè una piccola solitudine quasi necessaria per riuscire a sopravvivere in questa città. Ogni attimo libero è utile per riposarsi dal superlavoro o per dare un occhio all’amico più fidato , lo smartphone. In questa città la solitudine mai urlata viene mitigata dalla tecnologia e dalle mode che tendono in modo potente ad uniformare lo stile di vita. Il tutto è amplificato quando ci si sposta per la metropolitana più trafficata al mondo .. la metropolitana di TOKYO.
Questi brevi minuti di riposo rubati alla frenesia quotidiana sono la prova tangibile di quanto si è stanchi, e di quanto poco si sia riusciti a dormire la notte precedente. Davanti alla società, e in un contesto in cui la modestia impedisce di autoelogiarsi, questo è il segno tangibile della dedizione alla propria professione. Allo stesso tempo, l’inemuri che letteralmente significa , “essere addormentati ma presenti”, o se preferite, “essere presenti mentre si dorme” (nemuri significa sonno, il prefisso “i” vuol dire “essere presenti”) consente di ritornare immediatamente presenti al proprio contesto sociale, non appena la situazione lo richieda. Per questo motivo chi lo pratica è spesso visto in posizioni innaturali, scomode e tipiche della veglia, e non di un normale pisolino all’occidentale.

Le stazioni sono enormi, in particolare quella di Shinjuku, quella di Tokyo e quella di Shibuya e alle volte cambiare una linea può richiedere anche un chilometro di cammino nei sottopassi.

Looking at it closely Japan appears even more mysterious and inscrutable than the West seems. The mystery of a thousand year old culture that keeps up with the most sophisticated technology, the linguistic symbology and religious mysticism envelop this strip of land in a thick yet thin blanket of indescribable charm, bitter yet also welcoming. When I decided to go and photograph Japan, it was in 2009, I had absolutely no idea that this place would have taken a piece of my heart. Today as I write, I still have a thousand questions that crowd my memories and I give myself up to the thought of establishing a boundary between what is present, over powerfully planned for the future, and that which is in the past, yet constantly present.

Tens of photographic projects have already carried out to tell the story of this amazing land, yet tens more remain in my mind which I will carry out in my future trips. And here I am to talk about one….
“190 Yen – One day into Tokyo’s Station” . Tokyo is a big organism. And the enormous train and subway stations are its synapses; the people, the crowds which move within are electric impulses which give it life. Underground, on the surface, in the air on the elevated tracks, runs life. A life which runs in a perfectly orderly and, above all, silent manner. If one day you decide to visit Japan you can’t miss out on getting on a subway and then you will realise that each compartment represents, in its own way, a fragment of Japanese society, with its ways of doing things, and its controversial magic, with a story, a drama, a lie, a spark, a dream, each with its own little adventure to experience. People asleep on their feet (a Japanese skill), totally absorbed in looking at their mobile or in reading mostly erotic, novels or comics. Few talk, they seem shy, looks that stare at nothing, as though hypnotized by something invisible. Like in any big city, in these “non places” people are all together, yet irretrievably alone.

In this gigantic organism the need to be accepted, in a society where competition is strong, pushes people to live for work. Each person with their own history creates an almost necessary solitude around themselves in order to succeed in surviving in this city. Every free moment is useful to take a break from their superjob or to take a look at their most trusted friend; their smartphone. In this city unspoken solitude is toned down by technology and ways that tend to powerfully standardise their way of life. Everything is amplified when they travel on the busiest subway in the world… The TOKYO subway.
These few minutes of rest stolen from the daily frenzy are the tangible proof of how tired they are, and how little they managed to sleep that night. In society, and in a context in which modesty forbids self-praise, this is the visible sign of their dedication to their profession. At the same time, inemuri, which literally means “asleep but present”, or rather, “to be present while asleep” (nemuri means sleep, the prefix “i” means “to be present”) allows them to return immediately to their social context, as soon as necessary. For this reason those who do it are often seen in unnatural positions, uncomfortable and typical of one on the alert, and not someone having a normal western nap.

The stations are huge, especially that of Shinjuku, Tokyo and Shibuya. Sometimes changing a line can take up to one kilometer of walk in the underpasses.